Pio II e le origini di Pienza

Nell’Europa del primo Rinascimento, il raffinato umanista Enea Silvio Piccolomini (Pienza 1405-Ancona 1464) ebbe un ruolo primario come letterato e diplomatico di vasti orizzonti.
Eletto papa nel 1458, con il nome di Pio II, ebbe occasione di esprimere le sue doti nella rifondazione di Corsignano, il piccolo borgo in cui nacque nei pressi di Siena, trasformato in Pienza: un gioiello dell’architettura e dell’urbanistica, uno scrigno di tesori ancora oggi miracolosamente intatto.


Il Piccolomini studiò a Siena e Firenze, dove giovane ascoltò le lezioni di Filelfo e le prediche infuocate di Bernardino da Siena. Studiò quindi a Bologna, Pavia Padova e Milano. Il suo naturale talento e le sue inclinazioni naturali gli consentirono una rapida carriera come segretario del cardinale Caprinica che accompagnò al concilio di Basilea.
La sua reputazione lo condusse in missioni diplomatiche in Scozia, e Svizzera, nel 1442 in Germania fu alla corte di re Federico III e negli anni successivi a Vienna, dove scrisse un romanzo epistolare in latino (1444) intriso di nostalgia per la sua lontana Siena.


Sappiamo molto della sua vita, che lui ci ha raccontato nei Commentarii, 12 libri che interruppe un anno prima della morte.
Tardi, nel 1446, fu ordinato prete e divenne il braccio destro di Niccolò V, papa umanista e mecenate.
La sua straordinaria personalità la si evince non solo nei suoi testi letterari in latino e volgare, ma dall’ardimento con cui protesse ogni arte.

Seppe erigere una città, improntata al nuovo modello umanistico, ai nuovi sistemi visivi e vero omaggio in pietra alla prospettiva: la più straordinaria invenzione del suo tempo.
Il testamento lasciato ai posteri fu Pienza: una città che ebbe il suo fulcro memorabile nella piazza che si apre sul duomo con ai lati 3 palazzi.

In poco più di cinque anni, Pio II realizza questo capolavoro in pietra e marmo avvalendosi di Bernardo Rossellino, un architetto allievo di Leon Battista Alberti che fu la sua mano in questa impresa senza confronti.
Situata sulla strada fra Siena e Roma, Pienza domina le colline della Val d’Orcia.
La città è munita ed ha due porte, nella piazza le fasce di travertino sono il segno prospettico che lega i tre corpi del palazzo pubblico, del palazzo vescovile e del palazzo Piccolomini.
Sul fondo è il duomo a tre navate, della stessa altezza, sul modello tedesco delle Hallenkirche che Enea Silvio aveva conosciuto nei suoi soggiorni in Germania, all’epoca delle sue ambascerie.

La facciata è inspirata ai modelli di Leon Battista Alberti: in essa ricorre il tema dell’arco trionfale romano, cosi come nel contiguo palazzo Piccolomini sono evidenti i riferimenti al fiorentino palazzo Rucellai.
Gli accorgimenti prospettici nell’interno del duomo e nel disegno della piazza scandita in nove quadrati sono divenuti canonici: la piazza ha pianta trapezoidale e si allarga verso il duomo, un insegnamento che non sfuggirà a Michelangelo quando progetterà la piazza del Campidoglio.

Pio II avrà un degno erede in Erasmo da Rotterdam e come questi deve considerarsi uno tra i primi intellettuali che si possano definire a pieno titolo europei.

Nel dicembre del 1996 la città è entrata a far parte del Patrimonio Mondiale dell’U.N.E.S.C.O. la comunità internazionale ha così suggellato l’importanza di Pienza quale originale esempio di pianificazione urbanistica.